venerdì 18 marzo 2016

18 marzo 2016: 33° anniversario della scomparsa di S. M. il Re Umberto II *

*(Oggi, 18 marzo 2016, 33° anniversario della morte di S.M. il Re Umberto II, riproponiamo un nostro post del 18 marzo 2013.) 



Il 18 marzo 1983, nell'Ospedale Cantonale di Ginevra, moriva S.M. il Re Umberto II di Savoia.
Il 24 marzo, nell'Abbazia di Altacomba in Francia,  si tennero i funerali, ai quali parteciparono migliaia di Italiani giunti da ogni parte d'Italia con tricolori recanti lo stemma Sabaudo, a dimostrazione di quanto il Re fosse amato e di quanto la Monarchia fosse ancora nel cuore della gente.





Umberto II regnò un solo mese, il mese di maggio del 1946 (anche se per 2 anni, dal giugno 1944, era stato Luogotenente Generale del Regno, e dunque Re "facente funzioni"), e per questo era ed è conosciuto anche come il Re di maggio. Alla fine di una guerra disastrosa, che portò l'Italia sul baratro del disastro, Umberto II, pur non colpevole di quanto accaduto in precedenza, volle lasciare la parola al Popolo Italiano sulla scelta della forma istituzionale del Paese, ed indì il referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica.
Il 2 giugno del 1946 gli italiani andarono al voto e l'esito di questo referendum fu incerto per molti giorni, tanto che lo stesso Re Umberto promise un secondo referendum nel caso che la Monarchia avesse vinto con risultato solo di poco superiore a quello della repubblica. 
Si cominciò a parlare di vittoria della Monarchia, tanto che lo stesso De Gasperi, Presidente del Consiglio, il 5 giugno annunciava al Re che la Monarchia aveva vinto.
Improvvisamente tra il 5 e il 6 giugno i risultati sembrarono cambiare, furono scrutinati centinaia di migliaia voti di dubbia provenienza, ed il risultato cominciò ad essere a favore della repubblica.
Furono presentati migliaia di ricorsi, che non vennero presi in considerazione.

Scoppiarono molti disordini, soprattutto nel meridione, fra i fedelissimi del Re e le forze repubblicane. A Napoli 9 giovani monarchici, che manifestavano democraticamente, caddero negli scontri che vi furono tra il 9 e l'11 giugno. 
Il 10 giugno la Corte di Cassazione diede in via ufficiosa la notizia della vittoria della Repubblica affermando che avrebbe fatto la proclamazione ufficiale con i dati definitivi il 18 giugno. Ciò però non avvenne per cui la Repubblica, in effetti, non è mai stata proclamata !
Il Re, per sedare gli animi e per evitare il ripetersi di una guerra fratricida fra Italiani, che già aveva sparso tanto sangue durante la Resistenza, decise di allontanarsi TEMPORANEAMENTE dall'Italia per farvi ritorno quando l'esito del referendum fosse stato chiaro e fosse stata riconfermata la Monarchia oppure fosse stata sancita la vittoria della Repubblica. 
Il 13 giugno lasciò il Paese,  non senza aver protesta ufficialmente con questa nota:


Italiani!
Mentre il Paese, da poco uscito da una tragica guerra, vede le sue frontiere minacciate e la sua stessa unità in pericolo, io credo mio dovere fare quanto sta ancora in me perché altro dolore e altre lacrime siano risparmiate al popolo che ha già tanto sofferto. Confido che la Magistratura, le cui tradizioni di indipendenza e di libertà sono una delle glorie d'Italia, potrà dire la sua libera parola; ma, non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto.

A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissensi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace.
Con animo colmo di dolore, ma con la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai miei doveri, io lascio la mia terra. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani.
Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli.

Viva l'Italia! Umberto

Roma, 13 giugno 1946.




Non appena egli uscì dal territorio nazionale, però, gli fu precluso il rientro e ne fu decretato l'esilio, un esilio che lo obbligò a vivere per 37 anni lontano dalla sua amata Patria, e che per ulteriori 30 anni, fino al presente, gli negò e gli nega una degna e civile sepoltura in quella che fu la sua terra e che i suoi avi contribuirono a far nascere e crescere.
Ora egli è sepolto nell'Abbazia di Altacomba, in Savoia, la culla dei sui padri, assieme ai Conti, ai Duchi e ai Re di Savoia che, partiti da una piccola regione della Francia, crearono un grande Stato Nazionale, l'Italia, e diedero dignità ad un Popolo che dal 1861 non è più il "volgo disperso che nome non ha" di manzoniana memoria, un Popolo che dal 1861 con orgoglio si definì e ancora si definisce Italiano.


Umberto II attende lì, ad Altacomba, come suo padre, Il Re Vittorio Emanuele II, il Re Soldato, il Re che completò l'unità d'Italia, attende ad Alessandria d'Egitto, e sua madre, la Regina Elena, Rosa d'Oro della Cristianità, attende a Montpelier, in Francia.


Attendono, coloro che hanno amato l'Italia, di tornare in Italia.
In tutte quelle nazioni che un tempo furono monarchiche ed ora non lo sono più è stato permesso ai reali di rientrare, da vivi o da morti. In Russia, in Austria, in Grecia, in Bulgaria e in altre nazioni le salme dei reali sono sepolte nella loro terra d'origine. Solamente in Italia si assiste a questa incivile, antidemocratica ed incostituzionale situazione, che vede chi ha contribuito al bene di Italia essere trattato come un cane, anzi peggio, perché di un cane si ha maggior pietà.
Quando finirà questo scempio? Quando si porrà termine a tutto ciò?
Agli Italiani il compito di farlo. 
Agli Italiani, a noi Italiani, il compito di far si che finalmente giustizia sia fatta.


giovedì 17 marzo 2016


17 marzo 1861: nasce il Regno d'Italia *
*(Oggi, 17 marzo 2016, riproponiamo, con qualche piccolo aggiornamento, un nostro post del 17 marzo 2013.)


Gli Italiani delle ultimissime generazioni solamente 5 anni fa, o poco più, appresero che anche la loro Patria, come un comune mortale, aveva un compleanno da festeggiare, e in quell'occasione gli anni erano ben 150.
Poco più di 5 anni, dicevamo, perché fu il 24 aprile 2007 che l'allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, emanò un decreto istitutivo del comitato interministeriale che avrebbe dovuto occuparsi di tutte le questione legate al festeggiamento del 150° anniversario dell'Unità d'Italia (sic!).
Unità d'Italia, si disse e si scrisse, erroneamente, allora (errore da matita rossa), e purtroppo si continua a dire e a scrivere tutt'oggi, nonostante qualcuno si sia prodigato per far capire che il 17 marzo di ormai 155 anni or sono, il 17 marzo del 1861, non fu unificata l'Italia, ma nacque il Regno d'Italia, che ebbe come suo primo Sovrano Vittorio Emanuele II di Savoia.
A ben vedere, due cose differenti.

L'unità d'Italia infatti fu raggiunta solamente nel 1918, sotto il regno di  Vittorio Emanuele III, e nemmeno allora essa fu veramente totale.

Infatti alla fine della I Guerra Mondiale furono restituite alla nostra patria le Italianissime città di Trento e Trieste e i loro territori, ma non Fiume e la Dalmazia, che non ci furono riconosciuti dai trattati di pace a causa dell'opposizione del Presidente Americano Woodrow Wilson, e per i quali si aprì una spinosa questione che portò strazio alla popolazioni Istriane e che ancora oggi mutila la nostra Unità e grida vendetta.

Tornando al 17 marzo 1861, in questa data Vittorio Emanuele II, fino a quel momento Re di Sardegna, assunse per se e per i suoi successori il titolo di re d'Italia.


L'unità era ancora lontana, mancando all'appello, come detto, il nord-est della nostra Patria nonché lo Stato Pontificio con la Città Eterna, che fu presa solamente 9 anni dopo, il 20 settembre 1870, con la breccia di Porta Pia.




Nonostante queste mutilazioni, il 17 marzo del 1861 Vittorio Emanuele II, dopo aver mostrato sensibilità al "grido di dolore che da ogni parte d'Italia si leva verso di noi", portava finalmente a compimento il sogno che era stato di suo padre, il Re Carlo Alberto

e di migliaia di patrioti che per esso giunsero all'estremo sacrificio della vita
Il 17 marzo 1861, grazie all'impegno di monarchici, quali lo stesso Vittorio Emanuele II e Camillo Benso di Cavour, e di repubblicani quali Garibaldi e Mazzini, che seppur da posizioni diverse operarono tutti per il bene supremo della Patria, il Popolo Italiano finalmente non era più un "volgo disperso che nome non ha", e l'Italia non era più la "terra dei morti" come la definì Lamartine.


Dal 17 marzo 1861 l'Italia aveva un unico Capo di Stato: S. M. il Re Vittorio Emanuele II, il Re Galantuomo.


Dal 17 marzo 1861 nell'azzurro cielo d'Italia risuonarono finalmente le note di un unico inno






Oggi, 17 marzo 2016, ricorre il 155° anniversario della nascita del Regno d'Italia.
Una data del genere negli altri Paesi viene impressa a fuoco sui libri di storia e nelle coscienze e nelle memorie del popolo e della nazione, e celebrata con enfasi ogni anno (basti pensare al 4 luglio statunitense o al 14 luglio francese, ma non solo), qui in Italia se ne ricordano ogni 50 anni e, a parte i festeggiamenti eccezionali di 5 anni fa per il 150°, si lascia al buon cuore del singolo cittadino il "dovere" di ricordarla e festeggiarla, sperando che egli se ne dimentichi, per ovvii "repubblicani" motivi.
Ma noi Italiani che amiamo l'Italia, e sappiamo da dove essa nasce, e sappiamo che cosa questa data significhi, non dimentichiamo, e festeggiamo.
E ancor più festeggeremo quando l'Italia tornerà ad essere un Regno (perché tornerà ad esserlo, statene pur certi!)


Buon compleanno, Italia!



domenica 7 giugno 2015

Addio a Boschiero. leader monarchico


E





























  
 
"AL PANTHEON LE ESEQUIE DI SERGIO BOSCHIERO

Roma, 5 giugno 2015 - Nella solenne cornice del Pantheon si sono svolti i funerali del Presidente onorario U.M.I. Sergio Boschiero, indiscusso leader storico del monarchici italiani. Boschiero si è spento a Colleferro (Rm) mercoledì 3 giugno dopo una breve e improvvisa malattia. Al simbolo del monarchismo si sono voluti tributare i massimi onori in un luogo storico che egli tanto ha amato e che accoglie le spoglie del Padre della Patria, del Re Umberto I e della Regina Margherita. La tomba, sormontata da un grande tricolore con scudo sabaudo dell’inizio del ‘900, è stata scortata ai piedi dell’altare dal labaro nazionale dell’U.M.I., portato dall’alfiere Alessio Trentin, e da quello dell’U.M.I. di Teramo, portato da Berardo Tassoni. E’ giunto appositamente dalla Russia, per onorare l’uomo che ha dedicato la propria vita alla Monarchia e alla Famiglia Reale, S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca d’Aosta e Duca delle Puglie, accompagnato dal Prof. Marco Grandi e dal Presidente dell’U.M.I. Avv. Alessandro Sacchi. Alle 14.00 è cominciato il rito funebre, officiato dal Rettore del Pantheon Mons. Daniele Micheletti, e concelebrato da Don Sergio Mercanzin, Direttore del “Centro Russia Ecumenica” di Roma e amico di Sergio Boschiero.Aimone di Savoia ai funerali di Sergio Boschiero Al termine della mesta cerimonia funebre, il Segretario nazionale U.M.I., Davide Colombo, ha portato i saluti del Capo di Casa Savoia, impossibilitato a partecipare per indisposizione, ed ha letto il messaggio di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia. Colombo ha ricordato l’imprescindibile importanza del ruolo di Sergio Boschiero nel monarchismo italiano, aggiungendo che il destino ha voluto al Pantheon la salma di Boschiero, prima di quella dei quattro Sovrani che ancora riposano in terra straniera. Boschiero, ha proseguito Colombo, non è stato solo un leader politico, ma uno stile di vita, modello preso ad esempio dalle migliaia di ragazzi che si sono formati tra le file del “suo” F.M.G., i quali hanno tramandato i Suoi valori ed il Suo modo di amare la Patria ai propri figli e nipoti. Compito dei monarchici di oggi è quello di proseguire sulla strada indicataci da Sergio e di non arrendersi mai, per gratitudine e rispetto verso l’uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla Causa Monarchica. A seguire un ricordo di Sergio Boschiero da parte di uno dei ragazzi cresciuti nel F.M.G., l'attuale Vicepresidente del Parlamento Europeo On. Antonio Tajani. Egli ha ringraziato Boschiero, che è stato una figura principale in ambito formativo dell’ex ragazzo di via Rasella, e che ha dato un grandissimo insegnamento sul come vada interpretata la politica: dare tutto se stesso per l’Ideale, senza mai ottenere tornaconti personali. Boschiero, forse unico caso nell’Italia del dopoguerra, si è sempre comportato in questa modo, senza arricchirsi. Al termine degli interventi, Mons. Micheletti ha benedetto la Salma e la bara è stata portata a spalla dai Monarchici presenti fuori dal Pantheon, mentre dall’organo provenivano le note della Marcia Reale, tra gli applausi dei presenti e qualche grido di “Viva il Re!”, lo stesso grido che è stato l’emblema della vita di Sergio. Tantissimi amici hanno partecipato commossi alle esequie, difficile ricordarli tutti. In prima fila c’erano i parenti più stretti di Boschiero, la sorella Miriam ed i nipoti Enrico e Patrizia Azzolin. Graditissima la presenza, oltre del già citato On. Antonio Tajani, del Vicepresidente del Senato Sen. Maurizio Gasparri, dell'On. Gabriele Pagliuzzi, e dell’amico di vecchia data On. Marco Pannella. La Consulta dei Senatori del Regno era presente con molti suoi componenti, guidati dal Duca Giannandrea Lombardo di Cumia, in rappresentanza del Presidente Aldo Mola che non è riuscito a raggiungere Roma per insormontabili difficoltà logistiche. Ovviamente sono giunti da tutta Italia esponenti dell’U.M.I. e compagni di tante battaglie di Sergio. Il Comandante delle Guardie d’Onore Ugo d’Atri con il delegato di Roma, Col. Paolo Caruso, il Presidente del Circolo Rex Domenico Giglio, la Sig.ra Maria Coculo Satta Presidente dell'Associazione Amici del Montenegro, il Presidente dell’Ospol Luigi Marucci e rappresentanti dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio. Sono giunte graditissime ed apprezzate per stile ed eleganza due cuscini di rose rosse e bianche, con le scritte "Amedeo e Silvia" ed "Aimone ed Olga" , da parte delle LL.AA.RR. i Principi Amedeo e Silvia di Savoia, e dal Principe Ereditario e dalla Principessa Olga di Savoia, stupenda corona di fiori "tricolore" dal Gruppo "Croce Bianca" di Torino, per volontà del suo Presidente Conte Alessandro Cremonte Pastorello di Cornour, cuscino firoito dalla Famiglia Pellegrini Pacchiani ed, ovviamente grande corona di alloro dell’Unione Monarchica Italiana. Inoltre tanti fiori portati dai monarchici come omaggio al Defunto. Un ringraziamento particolare a Maurizio Bettoja, che ha curato nei minimi particolari il cerimoniale delle esequie ed all’organista M° Stefano Paolucci, che ha accompagnato la funzione eseguendo anche l’Inno Sardo e la Marcia Reale." 













(il testo è stato ripreso, per intero, dall'articolo "AL PANTHEON LE ESEQUIE DI SERGIO BOSCHIERO" pubblicato sul sito dell'Unione Monarchica Italiana, di cui si riporta il link: http://www.monarchia.it/attivitasvolte_20150605_bosky.html. 
Dallo stesso articolo sono tratte le foto pubblicate immediatamente dopo il testo stesso.)



Voce Nuova - Edizione Straordinaria







mercoledì 3 giugno 2015

Ciao Sergio!


SERGIO BOSCHIERO 15 Aprile 1936 - 3 Giugno 2015 Il leader storico dei monarchici Italiani si è spento all'età di 79 anni. Chiniamo le abbrunate bandiere del Regno in ricordo di colui che ha dedicato un'intera vita alla Causa Monarchica, come nessun altro nella storia d'Italia. Boschiero, trasferitosi all'inizio degli anni '60 a Roma per volontà di Re Umberto II, ha dato vita al più grande movimento giovanile di quegli anni prima e guidando poi l'U.M.I. Fu l'indiscusso protagonista di tutte le principali battaglie monarchiche del dopoguerra. Dal 2012 è stato acclamato dal Congresso U.M.I. Presidente Onorario ed è stato insignito della Medaglia d'Oro della Fedeltà, unico caso oltre a quelle conferite "alla memoria" ai Caduti di via Medina. Con lui perdiamo un pezzo di storia, una guida, un amico.

Monarchia.it - Sito ufficiale dell'Unione monarchica Italiana


giovedì 14 maggio 2015

Voce Nuova - organo di informazione del Centro di Cultura "Raffaele Paolucci"

E' appena stato pubblicato il nuovo numero di "Voce Nuova", lo storico foglio, organo di informazione del Centro di Cultura "Raffaele Paolucci" di Teramo, diretto dal Prof. Berardo Tassoni.
Voce Nuova, con questo primo numero del 2015, arriva a toccare i 41 anni di pubblicazione.
Chi fosse interessato a ricevere copia cartacea direttamente al proprio indirizzo può contattare la Redazione al numero (telefono/fax)  0861.241237, chiedendo di essere inserito nell'indirizzario a cui regolarmente la rivista è spedita.






giovedì 28 agosto 2014

28 agosto 2014: 70° anniversario della morte della principessa Mafalda di Savoia


Il 28 agosto 1944 moriva, in un campo di concentramento a Buchenwald, nella Germania Orientale, la principessa d'Italia, d'Etiopia e d'Albania, e Langravia d'Assia, Mafalda di Savoia (Mafalda Maria Elisabetta Anna Romana, detta Muti), figlia del Re d'Italia Vittorio Emanuele III e della Regina Elena, e sorella del futuro Re Umberto II.
Nata a Roma il 19 novembre del 1902, sposò a Racconigi il 23 settembre 1925 il principe Filippo d'Assia,  Langravio d'Assia-Kassel, da cui ebbe 4 figli: Maurizio, Enrico, Ottone ed Elisabetta.




Sorella della principessa Giovanna di Savoia, Regina dei Bulgari (avendo questa sposata il Re, o Zar, di Bulgaria Boris III), si era recata a Sofia per i funerali del cognato, morto (si sospetta avvelenato per volontà di Hitler) il 28 agosto 1943.
Per questo non era al corrente di tutti i gravi avvenimenti in Italia (armistizio e conseguente cambio di fronte con i Tedeschi che diventavano nostri nemici).
Di ritorno da Sofia, nel settembre 1943, giunta a Pescara decise di recarsi a Roma (pur essendo ormai a conoscenza della situazione, ma forse non totalmente) per rivedere i figli, e qui con un inganno fu catturata dai nazisti e deportata, dopo varie tappe, nel campo di concentramento di Buchenwald, dove venne registrata sotto il falso nome di Frau Von Weber, per cercare di tenere nascosto che ella fosse la figlia del Re d'Italia. La voce però si sparse, e molti nel campo parlavano di una principessa Italiana, che cercava di confortare ed aiutare chi stava peggio di lei.

Nell'agosto 1944 gli anglo-americani bombardarono Buchenwald: la baracca in cui era prigioniera la principessa Mafalda fu distrutta e lei riportò gravi ustioni e contusioni varie su tutto il corpo. Ricoverata nell'infermeria della casa di tolleranza del lager, ma non fu curata. Dopo quattro giorni di tormenti le fu amputato un braccio, per sopravvenuta cancrena. L'operazione fu volutamente eseguita con esasperante lentezza, allo scopo di debilitarla per la perdita abbondantissima di sangue. Ancora addormentata, Mafalda venne abbandonata in una stanza del postribolo, privata di ulteriori cure e lasciata a sé stessa. Morì dissanguata, senza aver ripreso conoscenza, nella notte del 28 agosto, giusto un anno dopo la morte del cognato Boris III.

Il suo corpo, grazie al prete boemo del campo, padre Tyl, non venne cremato, ma messo in una bara di legno e seppellito in una fossa comune. Solo un numero: "262 eine unbekannte Frau" (una donna sconosciuta).
Finita la guerra alcuni militari Italiani, che erano stati detenuti nel vicino campo di Weimar, dove avevano sentito parlare della principessa Italiana detenuta a Buchenwald, decisero di cercare la tomba della principessa, e la ritrovarono.
Ora la sfortunata principessa Mafalda riposa nel piccolo cimitero degli Assia, nel castello di Kronberg im Taunus, vicino Francoforte sul Meno.

«Italiani, io muoio, ricordatevi di me non come di una principessa, ma come di una vostra sorella italiana»





(Testo tratto da "Wikipedia, l'enciclopedia libera"
http://it.wikipedia.org/wiki/Mafalda_di_Savoia)

(foto tratte da varie fonti internet)






venerdì 4 luglio 2014

4 luglio 1931: muore Emanuele Filiberto di Savoia, II Duca d'Aosta

Emanuele Filiberto Vittorio Eugenio Alberto Genova Giuseppe Maria di Savoia-Aosta, figlio di Amedeo di Savoia-Aosta e di Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, nacque a Genova il 13 gennao 1869 e morì a Torino il 4 luglio 1931. Tornato in Italia nel 1873, dopo l'abdicazione del padre, Emanuele Filiberto il 18 gennaio del 1890, alla morte di Amedeo, assunse definitivamente il titolo di Duca d'Aosta (secondo in ordine dinastico).
Ad un anno di età gli vennero conferiti i titoli di Principe delle Asturie e Infante di Spagna, in quanto  proprio nel 1870 le Cortes decisero la restaurazione della monarchia e designarono Amedeo di Savoia (figlio del Re d'Italia Vittorio Emanuele II, fratello cadetto del futuro Re Umberto I e capostipite dell'attuale famiglia dinastica dei Savoia-Aosta) nuovo Re di Spagna (per quanto concerne la questione della nomina di Amedeo a Re di Spagna si veda

 Ricevette contestualmente anche il titolo di Duca d'Aosta, titolo appartenente fino a quel momento al padre, che fu il primo riceverlo, alla nascita avvenuta il 30 maggio 1845, dal padre, il Re Vittorio Emanuele.
Alla morte di Amedeo, avvenuta il 18 gennaio 1890, assunse definitivamente il titolo di Duca d'Aosta (secondo nella linea temporale, che oggi vede Aimone di Savoia, già Duca delle Puglie, detenere il titolo di sesto Duca d'Aosta). 
Iniziò la carriera militare nel Regio Esrcito a Napoli nel 1905 con il grado di capitano. Con l'ingresso dell'Italia nella prima guerre mondile, il 24 maggio 1915, Emanuele Filiberto guidò, senza mai subire sconfitte (da qui l'appellativo di Duca Invitto), la Terza Armata col grado di generale. Come riporta il Bollettino della Vittoria, dopo la battaglia di Vittorio Veneto, guidò le sue truppe alla riconquista delle posizioni già catturate e mai perdute.









Sposato con Elena d'Orleans, figlia del Conte di Parigi, ebbe due figli, Amedeo (che assumerà il titolo di terzo Duca d'Aosta alla morte del padre) e Aimone, che diventerà quarto Duca alla morte del fratello.

Elena d'Orleans Duchessa d'AostaLa Duchessa d'Aosta Ispettrice Generale
delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana








Emanuele Filiberto morì il 4 luglio 1931, e, per sua volontà, venne sepolto tra i soldati nel Sacrario Militare di Redipuglia.

 


(il testo e le immagini sopra riportate sono tratte dalla pagina wikipedia dedicata all'argomento, http://it.wikipedia.org/wiki/Emanuele_Filiberto_di_Savoia-Aosta, ad eccezion fatta per l'immagine del "Bollettino della Vittoria", proveniente dal sito ideazzurra.ilcannocchiale.it)

domenica 2 marzo 2014

Convegno UMI Abruzzo "Facciamo il punto!"

Grande successo a Pescara ieri pomeriggio, sabato 1° marzo, del convegno organizzato dalla Federazione Provinciale di Pescara dell'Unione Monarchica Italiana, nella persona del Presidente Provinciale, nonché Consigliere Nazionale, Rag. Camillo Savini, di concerto con il Presidente Regionale Prof. Berardo Tassoni, e con il supporto della Presidenza Nazionale e della Segreteria Nazionale.


L'infaticabile Savini è riuscito a portare, nella bella sala "Domenico Tinozzi" del Palazzo della Provincia, oltre a un numerosissimo ed attentissimo pubblico personaggi illustri quali, tra gli esterni alla nostra associazione, il Prof. Stefano Trinchese, Preside della Facoltà di Lettere dell'Università "Gabriele d'Annunzio" di Chieti, il Presidente del Consiglio Regionale Avv. Nazario Pagano, e i presidenti di varie associazioni combattentistiche e d'arma della città e della provincia di Pescara.


Al tavolo degli oratori, oltre allo stesso Savini, che ha introdotto gli ospiti, sedevano i già citati Prof. Tassoni e Prof. Trinchese, il Presidente Nazionale Avv. Alessandro Sacchi e il Vice Presidente Nazionale Signor Vincenzo Vaccarella, residente a Roma ma Abruzzese d'origine.


Preceduto dalle note iniziali del Canto degli Italiani, seguite a ruota da quelle della Marcia Reale (come è consuetudine in tutti i convegni dell'Unione Monarchica Italiana, per mostrare il rispetto alle istituzioni nelle quali e con le quali i monarchici oggi convivono, ma ribadendo l'importanza dell'Istituto Monarchico e la fede che in esso ripongono), il Prof. Tassoni, prendendo la parola, ha salutato i presenti e ha ricordato che proprio ieri ricorreva il 76° anniversario della scomparsa del Principe di Montenevoso, più comunemente conosciuto come il Vate, cioè Gabriele d'Annunzio, il più illustre, ma non l'unico celebre, figlio della città ospitante il convegno, grande poeta ma anche grande soldato e grande monarchico, ed ha ampiamente illustrato il rapporto del Poeta con la sua città, oltre le sue già ben note attitudini poliedriche.


Subito dopo ha preso la parola il Vice Presidente Nazionale Vaccarella, che ha posto l'accento sulla diversità tra chi un tempo si "prestava" alla politica, apportando la propria cultura, il proprio ingegno, le proprie capacità e ponendole al servizio della Patria (quando, come cita l'articolo 50 dello Statuto Albertino, "Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità") e chi invece oggi si dà alla politica solo per "approfittarne", per curare i propri interessi e non quelli della Nazione.


Il clou dell'evento è stato l'intervento del Prof. Trinchese, che ha relazionato sull'evoluzione politico-istituzionale dell'Italia dal referendum del 1946 ad oggi.
Il Preside ha brevemente, per esigenze di tempo, ma intensamente, efficacemente ed in maniera molto accattivante ripercorso la storia politica d'Italia tratteggiando tutti gli avvenimenti e i mutamenti della politica e della percezione della stessa ad opera degli "attori" che si sono succeduti sulla scena.


Dopo questo interessantissimo intervento ha preso la parola l'Avv. Sacchi, che da par suo ha chiuso i lavori del convegno con il solito acume e la solita simpatia che naturalmente suscita in chi lo ascolta.
















Il saluto finale è stato portato dal Presidente del Consiglio Regionale Avv. Nazario Pagano


Una grande bandiera del Regno d'Italia, portata appositamente da Roma dal Segretario Nazionale Sig. Davide Colombo è stata drappeggiata sulla balaustra della scalinata che conduce alla sala Tinozzi, suscitando orgoglio nei monarchici presenti e curiosità in chi della monarchia sapeva poco o niente.


Ampio risalto è stato dato dalla stampa locale, e una troupe del TG Regionale (Rai3) è intervenuta per filmare l'evento ed intervistare il nostro Presidente Sacchi.





Un ringraziamento particolare, oltre agli intervenuti tutti e a chi non è potuto intervenire ma non ha voluto far mancare il proprio saluto, tra i quali il Sindaco di Pescara Avv. Luigi Albore Mascia (impegnato a Gardone Riviera nella cerimonia di chiusura dei festeggiamenti per il centocinquantenario della nascita di Gabriele d'Annunzio), va a tutti gli amici monarchici giunti da varie parti d'Italia: Campania, Lazio, Marche, Molise, Puglia, Umbria.

La serata è piacevolmente proseguita con una cena conviviale presso il ristorante "Lo Storione", nell'adiacente Piazza Duca d'Aosta, alla quale ha fatto seguito una passeggiata nella vecchia Pescara, tra antichi edifici e moderna gioventù:
Partendo da Piazza Unione, dove si trova la statua di Ennio Flaiano, altro grande figlio di Pescara, al quale il Presidente Sacchi ha reso omaggio, abbiamo attraversato tutto il Corso Manthonè (che, unitamente alla parallela via delle Caserme è attualmente punto di incontro della movida pescarese, con centinaia di giovani che affollano le strade e i numerosissimi locali che aprono i loro battenti su queste vie), passando davanti alla casa natale di Flaiano e successivamente arrivando davanti alla casa natale di Gabriele d'Annunzio, ora "Museo Casa natale d'Annunzio", per poi sostare in Piazza Garibaldi davanti al Monumento ai Caduti, ai quali è stato rivolto il dovuto omaggio da parte della dirigenza tutta dell'UMI.
La strada del ritorno ha incrociato Via delle Caserme, costeggiata dall'ex Bagno Borbonico (il bagno penale dove centinaia di detenuti politici avversi al regime borbonico languirono fino alla caduta del Regno delle Due Sicilie, nel 1860), che attualmente ospita il Museo delle Genti d'Abruzzo.
Infine i saluti finali, con la promessa di recarci tutti, il prossimo 12 aprile, a Perugia, per il prossimo convegno dell'Unione Monarchica Italiana, nella scia della serie di convegni che, partiti dalla bellissima Palermo, coprirà tutta l'Italia, fino a giungere, in novembre, a Trieste, per le celebrazioni dell'inizio della Grande Guerra.