La Federazione Provinciale di
Pescara dell'U.M.I. (Unione Monarchica Italiana) organizza per sabato
1° marzo 2014, alle ore 17:30, presso la sala “D. Tinozzi” del
Palazzo della Provincia di Pescara, un convegno dal titolo “Facciamo
il punto!”.
Il convegno, che verterà
sull'attuale situazione politica italiana, sarà introdotto dal Rag.
Camillo Savini, Presidente Provinciale per Pescara e Consigliere
Nazionale dell'U.M.I.
Dopo i saluti del Professor
Berardo Tassoni, Presidente Regionale U.M.I., prenderà la parola il
Professor Stefano Trinchese, Preside della Facoltà di Lettere presso
l'Università “Gabriele d'Annunzio” di Chieti, dove insegna
Storia Contemporanea.
Il Professor Trinchese
relazionerà sull'evoluzione politico-istituzionale dell'Italia dal
1946 ad oggi.
Chiuderà i lavori l'Avvocato
Alessandro Sacchi, Presidente Nazionale U.M.I.
Moderatore sarà Davide
Colombo, Segretario Nazionale U.M.I. e Direttore Politico di Fert, agenzia di stampa dell'U.M.I.
Saranno presenti autorità
civili e religiose, e delegazioni di movimenti politici, associazioni
combattentistiche e volontaristiche.
Al convegno seguirà una cena
sociale presso il ristorante “Lo Storione” di Pescara.
domenica 22 dicembre 2013
Natale 2013
A tutti i monarchici e a tutti gli Italiani vada il nostro più sincero e fervido augurio per un Santo Natale che porti un momento, seppur fugace, di serenità in questi nostri cuori tormentati per il futuro, soprattutto quello dei nostri figli, un futuro che appare sempre più incerto nonostante le roboanti quanto vuote affermazioni ottimistiche di un Governo che annaspa nel tentare di risolvere problemi più grandi di lui e continua ad ingannare il popolo con false speranze di ripresa.
Finchè non si tornerà ad agire "con il nome d'Italia sulle labbra e soprattutto nel cuore", come ebbe a raccomandare Sua Maestà il Re Umberto II alla M.d'O. al V.M. Conte Raffaele Paolucci di Valmaggiore (Presidente dell'UMI, onore e vanto della monarchia Abruzzese), la nostra Patria continuerà a languire nella paludi della falsa democrazia e della falsa libertà.
Viva l'Italia, viva il Re!
Emanuele Filiberto Vittorio Eugenio Alberto Genova Giuseppe Maria di Savoia-Aosta, figlio di Amedeo di Savoia-Aosta e di Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, nacque a Genova il 13 gennao 1869 e morì a Torino il 4 luglio 1931.
Tornato in Italia nel 1873, dopo l'abdicazione del padre, Emanuele Filiberto il 18 gennaio del 1890, alla morte di Amedeo, assunse definitivamente il titolo di Duca d'Aosta (secondo in ordine dinastico).
Ad un anno di età gli vennero conferiti i titoli di Principe delle Asturie e Infante di Spagna, in quanto proprio nel 1870 le Cortes decisero la restaurazione della monarchia e designarono Amedeo di Savoia (figlio del Re d'Italia Vittorio Emanuele II, fratello cadetto del futuro Re Umberto I e capostipite dell'attuale famiglia dinastica dei Savoia-Aosta) nuovo Re di Spagna (per quanto concerne la questione della nomina di Amedeo a Re di Spagna si veda
Ricevette contestualmente anche il titolo di Duca d'Aosta, titolo appartenente fino a quel momento al padre, che fu il primo riceverlo, alla nascita avvenuta il 30 maggio 1845, dal padre, il Re Vittorio Emanuele.
Alla morte di Amedeo, avvenuta il 18 gennaio 1890, assunse definitivamente il titolo di Duca d'Aosta (secondo nella linea temporale, che oggi vede Aimone di Savoia, già Duca delle Puglie, detenere il titolo di sesto Duca d'Aosta).
Iniziò la carriera militare nel Regio Esrcito a Napoli nel 1905 con il grado di capitano. Con l'ingresso dell'Italia nella prima guerre mondile, il 24 maggio 1915, Emanuele Filiberto guidò, senza mai subire sconfitte (da qui l'appellativo di Duca Invitto), la Terza Armata col grado di generale. Come riporta il Bollettino della Vittoria, dopo la battaglia di Vittorio Veneto, guidò le sue truppe alla riconquista delle posizioni già catturate e mai perdute.
Sposato con Elena d'Orleans, figlia del Conte di Parigi, ebbe due figli, Amedeo (che assumerà il titolo di terzo Duca d'Aosta alla morte del padre) e Aimone, che diventerà quarto Duca alla morte del fratello.
Elena d'Orleans Duchessa d'Aosta
La Duchessa d'Aosta Ispettrice Generale delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana
Emanuele Filiberto morì il 4 luglio 1931, e, per sua volontà, venne sepolto tra i soldati nel Sacrario Militare di Redipuglia.
13 giugno 1946: Sua Mastà il Re Umberto II
lasciava volontariamente l'Italia, non senza protestare contro l'atto
rivoluzionario del governo Italiano, convinto che di lì a poco,
pacificati gli animi ed evitata una guerra civile che il suo animo
nobile aborriva, e qualunque fosse stato il risultato REALMENTE
ACCLARATO del referendum da lui indetto (accettandone il responso anche
se fosse stato contrario alla Monarchia) sarebbe potuto rientrare in
Patria e vivere in Italia da Italiano. Fu invece VILMENTE esiliato e
condannato ad una morte civile indegna ed immeritata, fu condannato a 37
anni di dolore ed amarezza per la lontananza forzata dalla sua amata
Patria, fu condannato a morire con la parola Italia sulle labbra, fu
condannato a giacere in terra straniera, seppur culla della sua
Famiglia. Gli Italiani ricordino, o conoscano, questa pagina VILISSIMA
della nostra Storia. Esiliando il Re l'Italia perse il più grande dei
suoi figli e l'unica speranza di evitare il tracollo a cui oggi, dopo 67
anni di repubblica, l'Italia è giunta, meritando appieno di essere
appellata quale "bordello" di dantesca memoria. VERGOGNA all'Italia di
allora, e VERGOGNA all'Italia di oggi che ancora nega a quest'uomo
incolpevole, giusto e generoso, di riposare nella sua Patria. Viva l'Italia, viva il Re!
Oggi, 8 giugno 2013, viene ricordato il pesantissimo tributo di sangue che 67 anni or sono la città di Napoli versò a riprova della sua indiscutibile fede monarchica.
Dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, indetto dal Re d'Italia Umberto II affinchè gli Italiani potessero liberamente decidere del proprio ordinamento costituzionale, i noti eventi che portarono al lecito sospetto, se non alla certezza, di brogli elettorali a favore della fazione repubblicana, sfociarono in una drammatica situazione che ebbe il suo culmine nei giorni dal 6 al 12 di tale mese, situazione che vide molti innocdnti manifestanti cadere vittima della bieca reazione delle forze repubblicane.
Il popolo Napoletano, monarchicissimo e legatissimo al Re, volle manifestare il proprio malcontento di fronte alla non chiara situazione elettorale, ma fu falciato dai colpi di mitraglia sparati dagli ausiliari di polizia dell'allora Ministro dell'Interno Romita, ministro del Re ma convinto repubblicano, principale "sospetto" per i brogli di cui sopra.
Alla fine degli scontri si contarono oltre 150 feriti e 9 morti, tutti giovani monarchici.
Proprio per evitare ulteriore spargimento di sangue ed un'altra guerra fratricida, dopo quella dalla quale si stava, faticosamente, appena uscendo, Umberto II il successivo 13 giugno, dopo formale protesta contro il rivoluzionario gesto del governo, che "in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della Magistratura (..omissis..) mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza (..omissis..)", lasciò l'Italia per placare gli animi e farvi ritorno (egli sperava, ma fu vilmente esiliato) dopo che le acque si fossero calmate
I 9 giovani monarchici che persero la vita per manifestare a favore del Re e della Monarchia furono:
Guido Beninati
Ida Cavalieri (19 anni)
Felice Chirico
Gaetano d’Alessandro (16 anni)
Francesco d’Azzo (21 anni)
Vincenzo Di Guida (20 anni)
Mario Fioretti (21 anni)
Michele Pappalardo (22 anni)
Carlo Russo (14 anni)
Ecco alcuni siti web e blogs dove è possibile farsi una accurata idea di cosa successe in quei tragici giorni a Napoli e principalmente nella via Medina, diventata tristemente famosa proprio per gli scontri e per avere avuto i suoi martiri.
Nel giugno del 1944, dopo la liberazione di Roma, Vittorio Emanuele III nominò il figlio Luogotenente Generale del Regno in base agli accordi tra le varie forze politiche che formavano il Comitato di Liberazione Nazionale, e che prevedevano di «congelare» la questione istituzionale fino al termine del conflitto. Umberto, dunque, esercitò di fatto le prerogative del sovrano senza tuttavia possedere la dignità di re, che rimase a Vittorio Emanuele III, rimasto a Salerno. Si trattava di un compromesso suggerito dall'ex presidente della Camera Enrico De Nicola, poiché i capi dei partiti antifascisti avrebbero preferito l'abdicazione di Vittorio Emanuele III, la rinuncia al trono da parte di Umberto e la nomina immediata di un reggente civile.
(testo digitalizzato da una pagina del libro "Declino e crollo della Monarchia in Italia", del Prof. Aldo A. Mola)
Il Luogotenente si guadagnò ben presto la fiducia degli Alleati grazie alla scelta di mantenere la monarchia italiana su posizioni filoccidentali.
Umberto firmò su pressione americana il decreto legislativo luogotenenziale 151/1944 (vedi più avanti), che stabiliva che «dopo la liberazione del territorio nazionale le forme istituzionali» sarebbero state «scelte dal popolo italiano, che a tal fine» avrebbe eletto «a suffragio universale, diretto e segreto, un'Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato» dando per la prima volta il voto alle donne.
Formò quindi la Commissione per redigere lo Statuto della Sicilia in conformità con il suo intento di evitare la secessione dell'isola a opera dei movimenti indipendentisti.
Nel corso dei due anni trascorsi al Quirinale, Umberto era assecondato da una piccola cerchia di fedelissimi formata più da tecnici che da politici. Il suo consigliere più ascoltato era il ministro della Real Casa Falcone Lucifero. I margini di azione della corte erano però limitati, anche a causa dell'esiguità dei fondi a disposizione (il Luogotenente disponeva solo della metà della "lista civile", il resto spettante al padre). La celebre storia dei cosiddetti "conti di Ciampino" appare infondata: Umberto II, quando si era recato a Ciampino il 13 giugno 1946, era stato accompagnato da un folto seguito, nel quale si trovavano anche alcune persone che avevano richiesto un titolo nobiliare. Nella confusione del momento, Umberto II si stava raccomandando con il ministro della Real Casa Falcone Lucifero di "far bene tutti i conti". Il riferimento era relativo alle spese che erano state sostenute nei giorni precedenti al referendum. Questa sua raccomandazione, però, è stata fraintesa da alcuni storici, che hanno ritenuto invece che, per gratitudine nei confronti di quei fedeli, Umberto II avesse voluto «farli tutti conti»
DECRETO-LEGGE LUOGOTENENZIALE 25 GIUGNO 1944, N. 151 ASSEMBLEA PER LA NUOVA COSTITUZIONE DELLO STATO, GIURAMENTO DEI MEMBRI DEL GOVERNO E FACOLTÀ DEL GOVERNO DI EMANARE NORME GIURIDICHE UMBERTO DI SAVOIA Principe di Piemonte Luogotenente Generale del Regno In virtù dell'autorià a Noi delegata; Visto il R. decreto-legge 30 ottobre 1943, n. 2/B; Visto l'art. 18 della legge 19 gennaio 1939, n. 129; Ritenuta la necessità e l'urgenza per causa di guerra; Sentito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Primo Ministro Segretario di Stato; Abbiamo decretato e decretiamo: Art. 1 Dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano che a tal fine eleggerà, a suffragio universale diretto e segreto, una Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato.
I modi e le procedure saranno stabiliti con successivo provvedimento. Art. 2 È abrogata la disposizione concernente la elezione di una nuova Camera dei Deputati e la sua convocazione entro quattro mesi dalla cessazione dell'attuale stato di guerra, contenuta nel comma terzo dell'articolo unico del R. decreto-legge 2 agosto 1943, n. 175, con cui venne dichiarata chiusa la sessione parlamentare e sciolta la Camera dei fasci e delle corporazioni. Art. 3 I Ministri e Sottosegretari giurano sul loro onore di esercitare la loro funzione nell'interesse supremo della Nazione e di non compiere, fino alla convocazione dell'Assemblea Costituente, atti che comunque pregiudichino la soluzione della questione istituzionale. Art. 4 Finché non sarà entrato in funzione il nuovo Parlamento, i provvedimenti aventi forza di legge sono deliberati dal Consiglio dei Ministri.
Tali decreti legislativi preveduti nel comma precedente sono sanzionati e promulgati dal Luogotenente Generale del regno con la formula: Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri; Sulla proposta di ... Abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:... Art. 5 Fino a quando resta in vigore la disposizione dello art. 2, comma primo, del R. decreto-legge 30 ottobre 1943, n. 2/B, i decreti relativi alle materie indicate dall'art. 1 della legge 31 gennaio 1926, n. 100, sono emanati dal Luogotenente Generale del regno con la formula:
Sentito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta di ... Abbiamo decretato e decretiamo ... Art. 6 Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso dalla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del Regno - serie speciale - e sarà presentato alle Assemblee legislative per la conversione in legge.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, proponente, è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge. Ordiniamo, a chiunque spetti, di osservare il presente decreto e di farlo osservare come legge dello Stato. Dato a Napoli, addì 25 giugno 1944 UMBERTO DI SAVOIA
24 maggio 1915: L'Italia entra in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna. Dal Forte Verena, sull'Altopiano di Asiago, alle ore 4 parte un primo colpo di cannone verso le fortezze austriache situate sulla Piana di Vezzena: l'Italia inizia ufficialmente le operazioni militari nella prima guerra mondiale.
Il giorno prima, il 23 maggio, il governo Salandra ha presentato al governo di Vienna la dichiarazione di guerra, fissando l'inizio delle ostilità al giorno successivo.
La celeberrima "Canzone del Piave", scritta dal maestro Ermete Giovanni Gaeta (meglio noto con lo pseudonimo di E. A. Mario), racconta tutte le fasi di quella che può essere considerata a tutti gli effetti come la prima, grande esperienza collettiva degli italiani: esperienza collettiva nel senso che tutti, non solo gli uomini in età militare e quindi i combattenti, ne furono in qualche modo coinvolti.
Il Piave mormorava,
calmo e placido, al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava
per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera...
Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava, e andare avanti!
S'udiva intanto dalle amate sponde,
sommesso e lieve il tripudiar dell'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero,
il Piave mormorò:
«Non passa lo straniero!»
Ma in una notte trista
si parlò di un fosco evento,
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento...
Ahi, quanta gente ha vista
venir giù, lasciare il tetto,
poi che il nemico irruppe a Caporetto!
Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti!
S'udiva allor, dalle violate sponde,
sommesso e triste il mormorio de l'onde:
come un singhiozzo, in quell'autunno nero,
il Piave mormorò:
«Ritorna lo straniero!»
E ritornò il nemico;
per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame...
Vedeva il piano aprico,
di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora...
«No!», disse il Piave. «No!», dissero i fanti,
«Mai più il nemico faccia un passo avanti!»
Si vide il Piave rigonfiar le sponde,
e come i fanti combatteron l'onde...
Rosso di sangue del nemico altero,
il Piave comandò:
«Indietro va', straniero!»
Indietreggiò il nemico
fino a Trieste, fino a Trento...
E la vittoria sciolse le ali al vento!
Fu sacro il patto antico:
tra le schiere, furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro, Battisti
Infranse, alfin, l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!
Sicure l'Alpi... Libere le sponde...
E tacque il Piave: si placaron l'onde...
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò
né oppressi, né stranieri!
La canzone del Piave, (1918) di E.A.Mario, pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta.
Questa versione è eseguita da E.A.Mario stesso